Usufrutto e Nuda Proprietà


“Usufructus est ius alienis rebus utendi fruendi, salva rerum substantia”. Così descrivevano i latini l’usufrutto. L’usufrutto è regolato dall’art. 978 e seguenti del Codice Civile. Viene descritto come un diritto reale minore consistente nel diritto di un soggetto (usufruttuario) di godere di un bene di proprietà di un altro soggetto (nudo proprietario) e di raccoglierne i frutti, ma con l’obbligo di rispettarne la destinazione economica.

L’usufrutto costituisce una forma di diritto reale limitato: esso infatti coesiste con il diritto di proprietà, che viene chiamata in questo caso nuda proprietà, comprimendolo in modo tale da privarlo delle essenziali facoltà di godimento del bene oggetto di usufrutto. Queste facoltà vengono invece esercitate dall’usufruttuario, in contrapposizione al proprietario, denominato appunto nudo proprietario.

Esistono due tipologie di usufrutto:

  • Legale: Non ha più valore in quanto riguardava la dote matrimoniale e le successioni legittime, resta l’usufrutto dei genitori sui beni dei figli minorenni.
  • Volontario: L’usufrutto volontario è quello costituito per contratto o testamento. Un esempio di usufrutto volontario è la vendita di un immobile con riserva di usufrutto.

Il diritto di usufrutto può nascere per tre motivi:

  1. Perché stabilito dalla legge;
  2. Per volontà dell’uomo;
  3. Per usucapione.

Come abbiamo già precedentemente affermato, sia il proprietario, che il soggetto che godrà della cosa posseggono diritti e doveri. Dalla sua parte il nudo proprietario:

  • Ha diritto sul tesoro ritrovato nel fondo della proprietà;
  • Può alienare la nuda proprietà;
  • Deve provvedere alle riparazioni straordinarie e pagare le imposte che gravano sulla proprietà.

L’usufruttuario invece:

  • Ha il diritto di godere della cosa con la diligenza del buon padre di famiglia, ovvero con la diligenza media dell’uomo comune;
  • Ha il diritto di godere della cosa, cioè di usarla nel modo che riterrà più opportuno, ma non può mutarne la destinazione economica né venderla poiché non ne è il proprietario;
  • Ha il diritto di fare suoi i frutti naturali e civili;
  • Ha l’obbligo di sostenere le spese e in genere gli oneri di amministrazione e manutenzione ordinaria e pagare le imposte e le tasse gravanti sull’immobile;
  • Può locare il bene o accendervi ipoteca. La locazione perdura anche dopo la cessazione dell’usufrutto ma solo se stipulata per atto pubblico o per scrittura privata con data certa anteriore a detta cessazione.

Un usufrutto ovviamente può cessare, e i motivi possono essere:

  • Morte dell’usufruttuario o scadenza del termine trentennale se si tratta di persona giuridica;
  • Prescrizione ventennale per non uso;
  • Riunione dell’usufrutto e della proprietà nella stessa persona;
  • Totale perimento della cosa su cui è costituito;
  • Grave abuso del diritto da parte dell’usufruttuario;
  • Scadenza del termine convenuto per la durata l’usufrutto.

L’usufrutto è senza ombra di dubbio uno degli argomenti più complessi in quanto vi sono numerose spiegazioni da dare, sperando di avervi fornito alcune delucidazioni sull’argomento, non esitate a contattarci per maggiori informazioni o un consulto. Ilmiostudio.eu è a vostra completa disposizione.

 

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